Preoccupa i lavoratori catanesi il silenzio della Pfizer sulla delocalizzazione del mercato cinese che costituisce la fetta più grossa della produzione del reparto penicellinico ma anche l’attuale organizzazione del colosso farmaceutico statunitense, che prevede la centralizzazione in 6 hub localizzati su Europa, Asia e America, finalizzata al taglio di posti di lavoro.
Lo hanno sottolineato con forza nel corso del direttivo unitario Uil-Cisl-Cgil-Ugl di Catania tenutosi lunedì scorso, i rappresentanti della categorie dei lavoratori del settore chimico e cioè Filctem Cgil, Uiltec, Femca Cisl e Ugl chimici, che spiegano come “la preoccupazione aumenti, considerata l’assenza totale di investimenti sulle apparecchiature obsolete in azienda e il silenzio assordante dei vertici Pfizer riguardo i forti dubbi fin qui manifestati dalle organizzazioni sindacali. Abbiamo timore per il futuro dello stabilimento oggi attivo in un tessuto sociale già precario”.
A Catania i dipendenti Pfizer sono 688, di cui 325 impiegati nell’area di produzione. Il sito etneo produce farmaci iniettabili ed è diviso in due reparti: area penicillinici e non penicillinici. La produzione del Tazocin (antibiotico penicillinico) destinata al mercato cinese è stata delocalizzata proprio in Cina, area che tra qualche mese produrrà autonomamente presso uno stabilimento realizzato sul territorio asiatico appena qualche anno fa.
“La perdita di questi volumi, a fronte della quale sino ad oggi non sembra sia stato previsto alcun rimpiazzo, causerà un impatto occupazionale devastante – proseguono i rappresentanti di Filctem Cgil, Uiltec, Femca Cisl e Ugl chimici di Catania – se consideriamo che i volumi dei mercati attivi rimanenti, costituiscono una minima parte della produzione e non giustificherebbe dunque un numero così elevato di dipendenti in quel reparto. Anche l’area non penicillinica rischia parecchio poiché l’unico prodotto di”punta” ossia il Tygacil vede il suo brevetto in scadenza tra pochi mesi”.
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