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Omicidio Agata Scuto, arrestato l’ex patrigno a 10 anni dalla scomparsa

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Redazione

I Carabinieri di Acireale hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Catania, traendo in arresto PALERMO Rosario, nato ad Acireale il 04.03.1961, per il delitto di omicidio aggravato e di occultamento di cadavere in danno di Scuto Agata, avvenuto nel giugno del 2012.

LE INDAGINI

Le indagini sono state avviate nel 2020 a seguito delle notizie acquisite in occasione della trasmissione del programma televisivo “Chi l’Ha Visto?” di RA13, laddove una persona, all’epoca non identificata, aveva affermato che il corpo di Scuto Agata una ragazza di ventidue anni affetta da epilessia e da una menomazione al braccio e alla gamba – era nascosto nella cantina della casa della madre.

I Carabinieri di Acireale accertavano però che il corpo di Agata non si trovava né nella cantina né nel terreno circostante l’abitazione familiare, 

Venivano, quindi, ricostruite meticolosamente le ultime ore di vita di Scuto Agata, anche mediante l’escussione di numerosi testimoni, e si provvedeva, altresi, a verificare gli spostamenti dei familiari della ragazza e di Palermo Rosario che, all’epoca, era il convivente della madre. 

I sospetti si concentravano sul Palermo in ragione del rapporto particolare che egli aveva instaurato nell’ultimo periodo con la ragazza.

La quale non usciva mai di casa da sola, né intratteneva rapporti con altre persone.

E in ragione della falsità delle notizie fornite agli inquirenti dallo stesso Palermo circa i suoi spostamenti il giorno della scomparsa di Agata.

Segnatamente si accertava che Palermo Rosario il giorno della scomparsa di Agata non si era recato a raccogliere lumache nella piana di Catania.

Nè, inoltre, a raccogliere origano sull’Etna.

Versioni rese dallo stesso Palermo nel corso degli interrogatori.

Le autorità hanno acquisito ulteriori e significativi elementi nel corso delle attività tecniche compiute nei confronti dello stesso Palermo e di soggetti a lui vicini.

IL FALSO ALIBI

Che, allo stato del procedimento e in assenza del contraddittorio tra le parti, costituiscono gravi indizi di colpevolezza circa la responsabilità dell’uomo per l’omicidio e l’occultamento del cadavere. Lo stesso, infatti, parlando da solo all’interno della propria autovettura, spaventato dal suo possibile arresto, manifestava il proprio timore che il corpo di Scuto Agata venisse trovato in un casolare a Pachino e che si accertasse che la stessa era bruciata, riflettendo sulla necessità, inoltre, di recarsi sul luogo per verificare cosa fosse rimasto del cadavere

Aggrava il quadro indiziario la circostanza che Palermo Rosario avrebbe cercato di inquinare le prove.

Non solo ottenendo da dei suoi conoscenti la conferma del suo falso alibi.

Ma addirittura simulando una messa in scena.

Il tutto per simulare delle tracce tali da giustificare la ragione per la quale il giorno della scomparsa di Agata si era ferito ad una gamba.

In effetti, sembrava che il giorno della scomparsa di Scuto Agata, Palermo era rientrato a casa in tarda ora e gravemente ferito ad una gamba.

A causa – a suo dire – di una caduta in montagna.

Per inquinare le prove, l’indagato – nel 2020 – avrebbe cercato di nascondere in una località sull’Etna un tondino di ferro intriso del suo sangue.

tondino che avrebbe voluto fare ritrovare il giorno del suo arresto al fine di dimostrare il suo alibi e la sua innocenza. 

Redazione

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