Mara Sattei racconta a Rockol la nascita del brano in gara a Sanremo e l’omaggio a Carmen Consoli con Mecna per la serata cover.
Tre anni dopo il debutto sul palco dell’Ariston, Mara Sattei torna a Sanremo con un brano che, già dal titolo, lascia intuire una dimensione più intima. “Le cose che non sai di me” non è solo una canzone d’amore: è un frammento personale che diventa pubblico, una dichiarazione che prova a restare delicata anche sotto le luci più forti della televisione.
Ospite della Rockol Lounge negli spazi di Superluna, la cantante – all’anagrafe Sara Mattei, classe 1995 – ha raccontato la genesi del pezzo con la naturalezza di chi sa che certe canzoni non si forzano. “Questo brano nasce la scorsa estate, in studio, in un pomeriggio”, ha spiegato. Un pomeriggio qualunque, di quelli che poi diventano spartiacque. La traccia è venuta fuori durante una jam con il fratello thasup, Enrico Brun e Alessandro Donadei, che ha curato anche il nuovo album “Che me ne faccio del tempo”.
Non c’è costruzione artificiale nelle sue parole. “È una canzone d’amore, una dedica al mio compagno, e racconta l’inizio della nostra storia”. Una frase semplice, ma che chiarisce il perimetro emotivo del brano: non un sentimento idealizzato, bensì l’inizio, quel momento fragile e potente insieme in cui tutto è ancora da scrivere.
Per la serata delle cover, Mara Sattei ha scelto di muoversi su un terreno che appartiene già alla memoria collettiva: “L’ultimo bacio”, pubblicata da Carmen Consoli nel 2000 all’interno dell’album “Stato di necessità” e poi entrata definitivamente nell’immaginario grazie alla colonna sonora dell’omonimo film di Gabriele Muccino. Un brano che non ha bisogno di presentazioni, perché fa parte di quella tradizione italiana che resiste al tempo senza chiedere permesso.
La scelta non è casuale. “Volevo portare un brano italiano e ‘L’ultimo bacio’ è uno dei capolavori della nostra tradizione, per me, di una delle più grandi artiste”, ha spiegato. Parole misurate, ma nette. “E volevo fare un omaggio proprio a lei”. Non un’operazione nostalgia, dunque, ma un riconoscimento.
Accanto a lei, sul palco, Mecna. Un incastro pensato dopo aver trovato l’arrangiamento giusto. “Nel momento in cui l’arrangiamento era pronto, ho pensato che Mecna fosse la penna giusta per dare quella sfumatura anche diversa da portare sul palco. Lui è entrato nella canzone in punta di piedi con la sua scrittura intensa”. È un’immagine che funziona: entrare in punta di piedi dentro un brano così carico di storia è quasi un atto di rispetto.
C’è poi un dettaglio che chiude il cerchio. “Carmen Consoli ha sentito il brano e ci ha fatto i complimenti”. Una frase che pesa più di tante analisi. Perché quando l’artista che ha scritto un classico riconosce valore a una reinterpretazione, significa che l’equilibrio è stato trovato.
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