La festa di Sant’Agata è davvero la terza al mondo? La verità sulla celebrazione del 5 febbraio

Sant’Agata è davvero la terza festa religiosa al mondo per partecipazione? Origine, fonti e numeri reali di un mito catanese.

È la terza festa al mondo per partecipazione. A Catania lo si dice da sempre, con naturalezza, come si direbbe che l’Etna fuma o che febbraio profuma di cera e incenso. «Meglio di Sant’Agata fanno solo la Settimana Santa a Siviglia e il Corpus Domini a Cuzco». Una frase che rimbalza da decenni, ripetuta da cittadini, guide turistiche, amministratori, siti ufficiali. Ma c’è un problema: non esiste una fonte qualificata che lo certifichi.

Sant'Agata è davvero la terza festa al mondo?
La festa di Sant’Agata è davvero la terza al mondo? La verità sulla celebrazione del 5 febbraio – catanialive24.it

Non uno studio comparativo, non una statistica ufficiale, non un riconoscimento internazionale. Nessun Guinness World Record. Nulla che misuri, con criteri condivisi, la partecipazione alle grandi feste religiose del mondo. E allora la domanda è inevitabile: da dove nasce questa “classifica” diventata senso comune?

Sant’Agata tra le prime tre in classifica (sì, ma quale classifica?)

La risposta è più precisa di quanto si pensi. L’origine del ranking è rintracciabile con data e firma (e in questi giorni un articolo su La Sicilia ha parlato della vicenda che riprendiamo). La prima occorrenza documentata risale al 5 febbraio 1995, in un articolo di Nino Urzì. Qui Sant’Agata viene accostata alle celebrazioni di Siviglia e Cuzco, ma senza numeri, senza graduatorie quantitative. È un giudizio estetico, culturale, quasi emotivo. Urzì scrive: «Festa incredibile. Giusta la fama che si è meritata come una delle tre più belle del mondo». Le altre due? Proprio quelle.

Il passaggio decisivo avviene l’anno successivo. Il 31 gennaio 1996 il paragone viene ripreso e rafforzato da una voce autorevole: Mario Bevacqua, allora vicepresidente dell’Azienda provinciale turismo. Le sue parole hanno un peso istituzionale: «Le feste patronali sono tra le tre solennità più importanti nel mondo: Sant’Agata, la Settimana Santa a Siviglia e il Corpus Domini a Cuzco». Da quel momento, l’affermazione smette di essere suggestione e diventa dato percepito come ufficiale.

Il giorno dopo, lo stesso Urzì riprende il concetto. Ma qualcosa cambia. Il giudizio qualitativo si trasforma in quantitativo: «Sant’Agata tra le tre più grandi feste del mondo». Da lì in poi la formula si cristallizza. Viene ripetuta centinaia di volte negli anni, fino a entrare nei siti istituzionali e persino nelle enciclopedie online. Senza mai essere aggiornata.

Eppure, misurare le presenze è difficile. Farlo in modo comparabile, quasi impossibile. Diverso è il discorso economico. Qui i dati esistono. Secondo le analisi più recenti, la Festa di Sant’Agata genera per Catania un indotto di circa 25 milioni di euro. Una cifra rilevante, che racconta una filiera lunga e complessa. Ma il confronto internazionale ridimensiona il mito: la Settimana Santa a Siviglia, solo nel 2025, ha prodotto un impatto economico stimato in 400 milioni di euro.

C’è poi un’altra grande assente nella “triade” tradizionale: la festa di Nostra Signora di Guadalupe a Città del Messico. Una celebrazione che coinvolge una megalopoli da oltre 20 milioni di abitanti e richiama circa 13 milioni di visitatori in tre giorni, con ricavi diretti enormemente superiori. Ignorarla rende evidente quanto la classifica sia, più che incompleta, mai esistita davvero.

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