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Etnaland sequestrato, i quattro paletti del gip: la strada (stretta) per riaprire

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R.D.V.

Etnaland sotto sequestro: il gip fissa quattro condizioni per la restituzione. Bonifica, contratti, depurazione e autorizzazioni.

Rifiuti interrati, impianti di depurazione quasi inesistenti, autorizzazioni carenti o scadute. È questo il quadro che ha portato al sequestro di Etnaland, il parco divertimenti alle porte di Catania che ogni estate richiama migliaia di famiglie siciliane. Un provvedimento che, inevitabilmente, apre una domanda semplice ma pesante: la stagione estiva è già compromessa?

Etnaland sequestrato, i quattro paletti del gip: la strada (stretta) per riaprire – catanialive24.it

Nelle sei pagine del decreto di sequestro, il gip Luigi Barone non si limita a mettere i sigilli. Indica anche un percorso. Un percorso rigoroso, scandito da quattro passaggi precisi, che – se rispettati integralmente – potrebbero condurre alla restituzione dell’intero complesso.

L’imprenditore Francesco Andrea Russello, titolare della società e indagato per attività di gestione non autorizzata di rifiuti (anche speciali), combustione illecita, traffico organizzato di rifiuti e inquinamento ambientale, è stato nominato dallo stesso giudice “custode” dei beni sequestrati. Una scelta che ha un significato tecnico preciso: consentirgli di accedere ai luoghi per effettuare gli interventi necessari al ripristino delle condizioni ambientali e di sicurezza.

Bonifica, contratti, depurazione e autorizzazioni: le condizioni del giudice per la riapertura

Il primo punto è la bonifica integrale del fondo utilizzato, secondo le indagini, come discarica abusiva. Si parla di un terreno a destinazione seminativa dove sarebbero stati seppelliti e in parte bruciati rifiuti. Non un dettaglio secondario, ma il cuore stesso dell’impianto accusatorio: l’assenza di adeguati sistemi di gestione ambientale e la mancata conformità alla normativa di settore.

Il secondo passaggio riguarda la regolarizzazione dei contratti di trasporto e smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi, anche pericolosi, prodotti dall’attività. In altre parole, tracciabilità completa e accordi formalizzati con società autorizzate, così da chiudere ogni margine di opacità nella filiera dei rifiuti.

Il terzo nodo è probabilmente quello più strutturale: la realizzazione e il completamento di un impianto di depurazione adeguato. Dalle indagini emergerebbe che il parco non fosse dotato di impianti idonei, se non di una semplice autorizzazione allo scarico per la struttura e i servizi igienici, rilasciata dal Comune di Belpasso e scaduta nel 2019. Per le piscine – elemento centrale di un acquapark – la situazione sarebbe ancora più delicata. Il consulente ha previsto la necessità di un sistema di pre-trattamento delle acque di balneazione e di quelle derivanti dal controlavaggio dei filtri.

Infine, il quarto punto: dotarsi di tutte le autorizzazioni amministrative, ambientali e di sicurezza richieste dalla normativa vigente. Non solo ambiente, quindi, ma anche sicurezza sui luoghi di lavoro e piena regolarità amministrativa dell’intero complesso.

La linea della difesa, affidata agli avvocati Carmelo Peluso e Luigi Latino, è chiara: il decreto del gip non chiude la porta, ma indica condizioni precise per riaprirla. Resta da capire se tempi tecnici e adempimenti consentiranno di rispettare le scadenze di una stagione che, per un parco di questo tipo, non è un dettaglio ma la sostanza del bilancio.

Nel frattempo, sul piano politico, si registra l’iniziativa della vicepresidente della commissione Ambiente, Territorio e Mobilità all’Ars, Jose Marano, che ha depositato una richiesta di audizione. Segno che la vicenda supera il perimetro giudiziario e tocca un tema più ampio: il rapporto tra sviluppo economico, attrattività turistica e rispetto delle regole ambientali.

Il punto, alla fine, è tutto qui. Non si tratta solo di stabilire se e quando Etnaland potrà riaprire. Si tratta di capire se potrà farlo in condizioni pienamente conformi alla legge. Il giudice ha fissato quattro paletti. Adesso la partita si gioca sul terreno – concreto, tecnico, verificabile – degli adempimenti.

R.D.V.

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