Forse non tutti sanno che il Made in Italy, oltre a definire la provenienza dei prodotti di fabbricazione italiana, è un vero e proprio brand conosciuto in tutto il mondo. Il suo mito iniziò negli anni ’80, quando il gusto e la raffinatezza tricolore conquistarono i mercati internazionali e “il fatto in Italia” divenne sinonimo di qualità e bellezza. In particolare, nel settore dell’abbigliamento, le nostre griffe iniziarono a rivaleggiare con quelle francesi in una meravigliosa guerra combattuta a colpi di splendidi capi, passerelle e top model.
L’Italia, inoltre, non si limitò ad essere terreno fertile per il solo settore dell’alta sartoria, ma diede impulso anche alla moda a basso costo grazie a marchi come Benetton e Stefanel, che crebbero e si internazionalizzarono con la formula del franchising. Eppure, nella penisola dove hanno visto la luce firme del calibro di Gucci, Armani, Trussardi, Valentino e Versace, si assiste da almeno due decenni a una crescente e irreversibile esterofilia: in particolare pare che oggi si straveda addirittura per il Made in Ireland…
Appiddaveru? Ni piaciunu i robbi irlandesi? Stando o manicomiu ca successi mercoledì #accatania per l’inaugurazione del primo negozio Primark siciliano, parrebbe proprio di sì. Una quantità infinita di persone – che neanche i persiani alle Termopili – si è infatti riversata al Centro Sicilia per non perdersi l’evento e postare l’immancabile foto di rito. Si è formato così un serpentone smisurato di visitatori, sorvegliati da un servizio d’ordine degno del palazzo della Lubjanka, ansiosissimi di comprare regali a un euro e novantanove ad amici, parenti, vicini di casa, conoscenti, passanti, spacciatori, serial killer. Picchì…chi fa non ciù facemu u rialu a chiddu ca sei anni fa ni fici passari all’incrocio?
E a d’autru ca posteggia sempre a tagghiu da nostra machina senza sgaggialla? E o frati do parrucchiere da cucina do ‘nfimmeri ca ci faceva i ‘ngnizioni o nannu? Perché si sa che #accatania i riali s’anu a fari a cu è ghiè, inutili, ma s’anu a fari.
Nascono spontanee a questo punto almeno tre domande: #accatania non lavora nuddu? Picchì appena rapi ‘n negoziu novu c’amu a ghiri pi fozza o primu jornu? Ma soprattutto…comu finìu co Covid?
In effetti le risposte si somigliano tutte: non ci n’è travagghiu! Non ci n’erunu negozi accussì! Ma soprattutto…non ci n’è coviddi e se c’è ni ni stamu futtennu!
Di fronte alle varianti alfa, beta, delta, delta plus, delta hf integrale, omicron, micron, macron, pollon, popcorn; al dibattito vaccino sì, vaccino no, vaccino forse, vaccino se se lo fa mio cugino; all’ipotesi di sottoporvi gli under 18, gli under 12, gli under 5, gli spermatozoi, gli angioletti; alle classi in quarantena se ci sono tre positivi, un positivo, mezzo positivo, l’amico immaginario positivo, tutti negativi ma con una visione positiva della vita; al green pass, al super green pass, all’ultra green pass, all’enorme green pass, al Rocco Siffredi green pass; a ristoratori che chiedono qr code, patente, libretto, assicurazione, albero genealogico, fedina penale; alle borse che crollano, ribalzano, ricrollano, ririmbalzano, fanno come la palla pazza; di fronte al mondo che ha una paura fottuta del Covid, #accatania che facciamo?
Diamo vita a un assembramento tipo rave party per quattro vestiti irlandesi? Ma si può essere così sprezzanti nei confronti di cinque milioni di morti, di intere categorie economiche in ginocchio e di bambini a cui da due anni è stata negata la scuola? Ma piddaveru semu arridduciuti accussì? Evidentemente sì…
E siccome #accatania abbiamo sempre una marcia in più, n’invintamu macari a manera di varagnarici: si sono fatti strada alcuni individui che, sopperendo alla mancanza dello shop on line di Primark, comprano articoli su ordinazione e li spediscono per posta facendoci la cresta.
«Mbare Kevinni, m’accatti a maglietta gialla co pappajaddu rosa ca cià vogghiu arrialari a Scantalli pi Natali?»
«Cettu Araziu, venunu sei euro e cinquanta più spese di spedizione»
Non era megghiu a Fera ‘o Luni che almeno è all’aperto? Per gli intenditori di moda marca liotro probabilmente no. Ma soprattutto mi chiedo…picchì s’accàttunu i vistiti pi nesciri? In lockdown si usano solo le tute, ma evidentemente ce lo siamo scordato…
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